Sedersi a tavola ad Alghero significa assaggiare una storia lunga quasi sette secoli. Nel 1354 la città fu conquistata dalla Corona d'Aragona e ripopolata da famiglie catalane: da allora lingua, architettura e tradizioni portano un'impronta iberica che si ritrova, con naturalezza, anche nei piatti. Non a caso Alghero viene chiamata la Barceloneta di Sardegna. Il risultato è una cucina di mare semplice e saporita, dove il pescato del giorno incontra ricette e nomi catalani, e dove la tradizione sarda dell'entroterra fa sentire la sua voce soprattutto nei formaggi e nei dolci.
L'aragosta alla catalana, il piatto simbolo
Se c'è un piatto che riassume l'identità gastronomica della città è l'aragosta alla catalana. La preparazione è volutamente essenziale: l'aragosta viene lessata, lasciata raffreddare, tagliata a pezzi e servita fredda con cipolla, pomodoro, limone, olio e pepe. Niente salse coprenti, perché il protagonista deve restare il sapore dolce e delicato della polpa. Le acque intorno ad Alghero sono note per l'aragosta rossa, e proprio per proteggerla la Regione Sardegna ha regole precise: nel mare territoriale sardo la pesca è chiusa per una parte dell'anno, indicativamente da settembre a fine febbraio, e lungo la costa tra Alghero e Bosa esistono aree di ripopolamento con divieti permanenti.
Per chi viaggia questo ha una conseguenza pratica: il periodo in cui è più facile trovare aragosta locale fresca va dalla primavera all'estate. Fuori stagione può capitare di trovarla comunque, ma conviene chiedere sempre la provenienza. Si tratta di un piatto di pregio e i prezzi variano molto: informatevi prima di ordinare.
Ricci di mare, il bogamarì
In algherese il riccio di mare si chiama bogamarì, e per molti è il vero sapore dell'inverno sulla Riviera del Corallo. Le uova di riccio si gustano crude, appena aperte, oppure condiscono gli spaghetti ai ricci, un primo dal profumo intensissimo di mare. Negli ultimi anni la Regione ha regolamentato la pesca con stagioni definite, limiti e, in alcuni periodi, sospensioni per permettere alle popolazioni di riprendersi. Per questo la disponibilità cambia di anno in anno: se il bogamarì è il motivo del vostro viaggio, verificate le disposizioni in vigore sui canali ufficiali della Regione Autonoma della Sardegna.
Paella, fideuà e burrida: le ricette di mare
L'influenza catalana è evidente nella paella, che ad Alghero è diventata una ricetta di casa, quasi sempre nella versione con pesce e frutti di mare. Accanto a lei si incontra la fideuà, parente stretta della paella in cui al posto del riso si usa pasta corta tostata nel fumetto di pesce. Un capitolo a parte merita la burrida, un antipasto di pesce lessato e poi marinato in una salsa densa e aromatica, a base di aceto, aglio e frutta secca, servito freddo: una ricetta di conservazione nata quando il frigorifero non esisteva.
Nella tradizione si cita anche la panada, una torta salata chiusa con un ripieno che lungo la costa può essere di pesce. In generale, il consiglio è sempre lo stesso: lasciatevi guidare dal pescato del giorno, che sulla costa nord-occidentale della Sardegna varia molto con le stagioni.
I dolci: seadas e influenze iberiche
A fine pasto, il dolce più famoso dell'isola è la seada (o sebada): un grande raviolo di pasta di semola ripieno di formaggio fresco e scorza di limone, fritto e servito caldo con il miele. Nata nelle zone interne della Sardegna, oggi si trova ovunque, Alghero compresa. Le influenze iberiche tornano invece in dolci a base di mandorle e latte di mandorla e nei torroni, che ricordano la pasticceria della sponda opposta del Mediterraneo.
Come vivere la cucina algherese
Il modo migliore per conoscere questi sapori è alternare le serate al ristorante con la spesa nei mercati e nelle pescherie della zona, scegliendo prodotti di stagione da cucinare con calma. Abbinateli a un bianco del territorio, come il Vermentino o il Torbato, e alla pazienza tipica delle tavolate mediterranee. Per i gruppi numerosi, la tradizione della grande paella condivisa al centro della tavola è un rito perfetto.
A Casal Paternò le cucine interne attrezzate e la cucina esterna con barbecue permettono di preparare in libertà il pescato comprato in città, a circa dieci minuti d'auto. Una cena all'aperto nel parco privato, magari dopo una giornata al mare, è il modo più semplice per portare a casa un po' di Alghero.
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