Il corpo centrale in pietra calcarea e arenaria del Nuraghe di Palmavera, vicino ad Alghero
Nuraghe di Palmavera, Alghero — foto: Falk2 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Molto prima che i Doria fondassero la città e che i catalani le dessero l'impronta che conosciamo, il territorio di Alghero era già abitato da comunità organizzate, capaci di costruire torri in pietra e di scavare tombe nella roccia. Due siti, a pochi chilometri dal centro, permettono di toccare con mano questa storia lunghissima: il complesso nuragico di Palmavera e la necropoli di Anghelu Ruju. Vi consigliamo di visitarli insieme, in una mattinata, per avere un'idea chiara di come si viveva e si moriva in questa parte di Sardegna millenni fa.

Palmavera: un villaggio intorno alla torre

Il complesso di Palmavera sorge sull'omonimo promontorio, nel territorio del parco di Porto Conte, a breve distanza dal mare. È costruito con blocchi di calcare e di arenaria ed è composto da un corpo centrale con due torri, da un antemurale e dai resti di un villaggio di capanne: oggi se ne contano circa cinquanta, ma gli studiosi ritengono che in origine fossero molte di più.

La storia del sito si legge per fasi. La prima, tra il XV e il XIV secolo avanti Cristo, vide la costruzione della torre principale, con la sua camera interna coperta da una volta a tholos, la caratteristica cupola di pietre aggettanti. In una fase successiva fu aggiunta una seconda torre, collegata alla prima da un cortile, e più tardi il complesso fu cinto da un muro con torri. L'abitato fu infine distrutto da un incendio intorno all'800 avanti Cristo.

La capanna delle riunioni

L'edificio più suggestivo del villaggio è la capanna delle riunioni, la struttura più grande del complesso, con un diametro di circa dodici metri. Qui si riunivano i capi della comunità, e al suo interno sono stati trovati un seggio in arenaria e un modellino di torre nuragica, oggi conservato al museo archeologico di Sassari. Sedersi idealmente in questo cerchio di pietre aiuta a immaginare una società complessa, con ruoli e rituali condivisi.

I primi scavi risalgono al 1905, sotto la guida di Antonio Taramelli; seguirono campagne negli anni Sessanta e, soprattutto, tra il 1976 e il 1991 con Alberto Moravetti, che hanno restituito gran parte di ciò che vedete oggi.

Anghelu Ruju: la città dei morti

Spostandosi verso nord, lungo la strada che da Alghero porta verso Porto Torres e non lontano dall'aeroporto, si incontra la necropoli di Anghelu Ruju. Fu scoperta per caso nel 1903, durante i lavori per la costruzione di una casa colonica, ed è la più estesa necropoli della Sardegna prenuragica: conta 38 tombe ipogeiche, le cosiddette domus de janas, le «case delle fate» della tradizione popolare sarda.

Le tombe sono scavate nella roccia calcarea e organizzate in due gruppi. Furono utilizzate per un arco di tempo molto lungo, dal Neolitico finale all'età del Bronzo, dalle genti della cultura di Ozieri e poi da quelle del vaso campaniforme e di Bonnanaro. Scendendo nei corridoi d'accesso e negli ambienti interni potrete osservare le decorazioni scolpite: in alcune tombe compaiono le corna taurine in rilievo e le false porte, simboli legati al culto dei defunti. Dagli scavi sono emersi ceramiche, armi, ornamenti e statuine della dea madre.

Un patrimonio dell'umanità

Dal 2025 Anghelu Ruju fa parte del sito seriale UNESCO dedicato alle domus de janas, che riunisce diciassette luoghi archeologici distribuiti in tutta l'isola e riconosce queste sepolture come una delle più antiche testimonianze dell'architettura funeraria europea. Un riconoscimento che conferma quanto questo angolo di Sardegna sia prezioso anche per chi non è appassionato di archeologia.

Per completare il percorso potete visitare anche il Museo Archeologico di Alghero, in città, che aiuta a contestualizzare ciò che avete visto sul campo.

Da sapere: Palmavera e Anghelu Ruju sono gestiti dal Sistema Museale della Città di Alghero. Orari, biglietti e visite guidate cambiano con le stagioni: consultate il sito ufficiale museialghero.it prima di partire. In estate preferite le prime ore del mattino: i siti sono in gran parte all'aperto e poco ombreggiati.

Entrambi i siti si raggiungono in auto, che è il mezzo consigliato anche per arrivare a Casal Paternò, dimora storica del 1760 sulle colline della Riviera del Corallo, a circa 3 km da Alghero.

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