Targhe stradali bilingui ad Alghero: Carrer de l'Hospital e Via Ospedale su un muro in pietra
Targhe bilingui nel centro storico di Alghero — foto: Enfo · CC BY-SA 3.0 · Wikimedia Commons

Passeggiando per il centro storico di Alghero lo noterete presto: le targhe delle vie sono scritte in due lingue, l'italiano e il catalano. Piazza Civica è anche Plaça del Pou Vell, la via diventa "carrer", e tra i vicoli capita di sentire una parlata che ricorda più Barcellona che Sassari. Non è un vezzo turistico, ma l'eredità di una storia lunga oltre sei secoli che ha fatto di Alghero un caso unico in Italia, tanto da meritarle il soprannome di "Barceloneta".

Prima dei catalani

Il borgo fortificato di Alghero nacque nel Medioevo per iniziativa della famiglia genovese dei Doria, che controllava ampie zone del nord-ovest della Sardegna. La tradizione colloca la fondazione all'inizio del XII secolo, mentre gli storici tendono a datare il primo nucleo alla metà del Duecento. Nel periodo genovese la città era abitata da una popolazione di origine sarda e genovese, ed era un porto conteso nel grande confronto tra Genova e la Corona d'Aragona per il controllo dell'isola.

Il 1354 e la nuova città

La svolta arrivò nel 1354, quando le truppe del re Pietro IV d'Aragona, detto il Cerimonioso, conquistarono Alghero dopo un lungo assedio. In seguito a una rivolta degli abitanti, il sovrano decise una misura drastica: gran parte della popolazione originaria fu allontanata e la città venne ripopolata con coloni provenienti dalla Catalogna, da Valencia e dalle Baleari, attirati da privilegi e concessioni. Il ripopolamento si completò nel giro di pochi anni.

Da quel momento Alghero divenne un avamposto catalano nel cuore del Mediterraneo. Nel 1501 ottenne il titolo di città regia e nel 1541 ricevette la visita dell'imperatore Carlo V, al quale la tradizione attribuisce un giudizio rimasto celebre: la città sarebbe stata "bella e ben solida". Le torri, i bastioni e l'impianto del centro storico raccontano ancora oggi quel lungo periodo iberico.

L'algherese, una lingua sopravvissuta

Dai coloni nacque l'alguerés, la variante algherese del catalano. Isolata per secoli dalla madrepatria, ha conservato tratti antichi che in Catalogna si sono persi e ha assorbito parole e suoni dal sardo, dallo spagnolo e dall'italiano. Il risultato è una parlata riconoscibile, diversa dal catalano di Barcellona ma strettamente imparentata con esso: chi parla catalano la comprende, ma ne coglie subito le particolarità.

La lingua ha resistito anche quando la Sardegna passò ai Savoia, nel 1720, rimanendo per generazioni la lingua di casa e della comunità. Oggi è tutelata dalla legge regionale sarda n. 26 del 1997, che riconosce al catalano di Alghero pari dignità rispetto alla lingua e alla cultura sarda, e dalla legge nazionale 482 del 1999 sulle minoranze linguistiche storiche, che include il catalano tra le lingue protette.

Una lingua da proteggere

Come molte lingue minoritarie, anche l'algherese vive una fase delicata: lo parla abitualmente una parte minoritaria della popolazione e l'uso quotidiano tra i più giovani è diminuito. Per questo da decenni associazioni culturali, scuole di lingua e iniziative pubbliche lavorano per mantenerlo vivo con corsi, pubblicazioni, musica e teatro. Il legame con la Catalogna è rimasto forte, alimentato da scambi culturali e dal flusso di visitatori catalani che arrivano ad Alghero sentendosi, in un certo senso, a casa.

Da sapere: l'algherese si incontra soprattutto nella toponomastica bilingue del centro storico, nei canti tradizionali e nelle feste cittadine. Ascoltatelo con curiosità: qualche parola in catalano viene sempre accolta con un sorriso.

Dove sentire l'anima catalana

Il modo migliore per avvicinarsi a questa storia è camminare. Nel centro storico osservate le targhe bilingui, le architetture gotico-catalane, le torri affacciate sul mare. Visitate la cattedrale di Santa Maria e la chiesa di San Francesco, e lasciatevi guidare dai nomi delle vie. Anche a tavola l'eredità iberica si fa sentire, a partire dall'aragosta alla catalana. E se capitate in città durante una delle grandi ricorrenze tradizionali, come i riti della Settimana Santa, vedrete quanto questa identità sia ancora viva; per date e programmi consultate i canali ufficiali del Comune di Alghero.

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